Il sonno della ragione genera mostri

Una società dell’indifferenza e senza fratelli ha posto le sue fondamenta, dure, granitiche, puro cemento armato.

Vite afflosciate al primo spiraglio di libeccio, scolorite, copie sbiadite di loro stesse. Le anime più irrequiete e ribelli non lo sono davvero, perché mere montature costruite e volute dal sistema stesso, non più gabbia d’acciaio ma telematica, più subdola. Priva la libertà offrendola.

E’ in corso uno sterminio etnico in medio-oriente, ma non ti riguarda, basta che non salti la connessione internet tra le tue quattro mura di casa. Sennò come faresti a commentare indignato?

Giovani russi e ucraini si ammazzano al fronte da tre anni e l’Unione Europea di cui fai parte e sei fiero risponde riarmandosi, spendendo miliardi di euro in armi, bombe, fucili, tecnologia militare (grazie ai soldi delle tue tasse). Ma non fa niente, sarebbe molto più drammatico un crash improvviso di instagram o tik tok.

Nessuno ha la forza di esercitare il pensiero critico, ormai assopito. Stiamo assistendo ad un letargo collettivo dell’umanità, ciascuno ne è parte integrante.

Il disinteresse per la politica e l’attualità rappresenta un’epidemia su larga scala, ed il distaccamento individuo-società esalta l’egoismo e l’individualità. Meglio rifugiarsi nelle informazioni comode, nei flussi informativi delle masse e seguire il verbo che predica la maggioranza senza porsi troppe domande, mettendo il cervello in risparmio energetico. O forse spegnendolo completamente.

Teste reclinate sui cellulari dalle sette di mattina in metro alle sette di sera, subendo passivamente gli stessi contenuti atrofizzanti e dannosi.

Indifferenza verso gli altri perché con cuffie e scrolling ossessivo non ci si può rendere conto del mondo che ci circonda. Alzare lo sguardo significa vedere gli altri, comunicare, aiutare. Meglio restare nella propria bolla.

“Viva la macchina che meccanizza la vita!” direbbe un certo Pirandello, per poi ridurre il suo protagonista ad una mano che gira la leva della cinepresa. Noi non teniamo in mano il telefono, è lui che tiene noi.

Esplosioni di dopamina che fanno perdere ore e ore, dove si sarebbe potuti essere più produttivi, utili a noi stessi. E invece no, si rimanda a domani.

E così passarono giorni, settimane, mesi…

Una dipendenza collettiva, tutti con lo stesso problema ma nessuno che lo affronta insieme. La sofferenza che si prova a stare senza schermo anche solo per un’ora fa rabbrividire.

La soglia dell’attenzione si abbassa, la concentrazione diminuisce. Come si può anche solo pretendere di leggere un libro per più di 10 minuti al giorno?

Ed ecco che la psiche si annebbia ed il pensiero muore.

Una metropolitana può contenere al suo interno centinaia di persone.

Camminando dal primo vagone all’ultimo sono rare le persone che non hanno lo sguardo rivolto verso il basso, ma che semplicemente vivono il momento del viaggio, forse una decina. Quelle che hanno un libro si contano con le dita di una mano. Non si può ignorare questa situazione, un problema sociale dalle proporzioni colossali.

Ma attenzione: la tecnologia non è e non sarà mai un problema o un male da estirpare solo per il fatto di esistere. Tutto dipende dall’uso che se ne fa.

La maggior parte di ciò che viene evidenziato online non stimola l’intelletto, anzi il contrario. Se possibile fomenta odio e divisionismo per giunta.

Le conseguenze sulle nuove generazioni sono nichilismo, inazione, disorientamento e tutto ciò che è legato all’incapacità di elaborare un pensiero indipendente e di agire. Una paralisi sociale e mentale che James Joyce descrisse bene nei suoi scritti sull’Irlanda.

Lo schema viene sempre dai piani alti, perché si vuole generare una massa di uomini e donne manipolabili, controllabili ed inetti. Le caratteristiche perfette per chi vuole esercitare il potere senza fastidi di alcun tipo.

In Spagna e Portogallo è avvenuto recentemente un blackout totale, che ha mostrato tutta la fragilità del sistema elettronico che ci circonda. Connessioni collassate, niente social, nessuna possibilità di ricarica e persino i sistemi bancari sono stati fuori uso. Il popolo iberico si è riunito ed ha riscoperto il valore della comunità, ucciso da quell’aggeggio che ci distanzia sempre più gli uni dagli altri. Serve un reset del genere per fare quel passo indietro che ci renda di nuovo umani?

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