Re-migrazione. Un risveglio?

Remigrazione: origini, teorie e proteste in Europa

Le origini del termine

Nel 2025 l’Accademia della Crusca ha ufficialmente inserito questo termine tra i neologismi. Ma quali sono le origini di questa parola dal peso così rilevante e sempre più utilizzata?

Il primo utilizzo politico documentato risale al “movimento identitario” in Francia nel 2014. Si tratta di un movimento di estrema destra francese che sostiene la teoria del grand remplacement, o “grande sostituzione”, chiamata impropriamente da Lollobrigida “sostituzione etnica”.

La teoria della “grande sostituzione”

L’idea alla base è che l’eccessivo afflusso di immigrati in Europa porterà a un sovrappopolamento di etnie extraeuropee. Ondate migratorie sempre più consistenti, terrorismo e calo demografico dei principali Paesi europei hanno alimentato tali teorie, generando anche proposte politiche radicali.

Dal 2014 al piano Sellner

Nel 2014 il termine viene usato per spingere a politiche di rimpatrio. Ma è nel 2024 che l’austriaco Martin Sellner trasforma la remigrazione in un progetto politico concreto, pubblicando Remigrazione, una proposta. L’obiettivo: ribaltare la “normalità” dell’immigrazione e rivendicare il “diritto dei popoli a rimanere sé stessi”.

Echi del passato: dai richiami hitleriani alla germanizzazione

Il concetto di Sellner non ha valore giuridico, ma richiama simbolismi razziali già presenti nel pensiero hitleriano. Nel Mein Kampf Hitler ridefiniva lo “Stato nazionale” come entità tenuta a preservare la razza e impedire contaminazioni con stranieri. Analogamente, Sellner critica la facilità con cui alcuni Paesi europei concedono la cittadinanza, richiamando logiche simili alla “germanizzazione” nazista.

Proteste e mobilitazioni in Europa

L’ascesa dei movimenti anti-immigrazione rende evidente l’impatto politico del termine. Nel 2024-2025 si sono moltiplicate manifestazioni e proteste, tra cui:

  • Germania: proteste di AfD e maxi-manifestazioni anti-destra.
  • Francia: cortei fascisti del C9M.
  • Polonia: marce contro il piano migratorio di Donald Tusk.
  • Regno Unito: maxi-protesta a Londra guidata da Tommy Robinson.
  • Paesi Bassi: nuove manifestazioni anti-immigrazione.

La più discussa è stata quella di Londra, con numeri contestati tra 110.000 (fonti ufficiali) e oltre un milione (secondo gli organizzatori).

Il caso polacco e il piano Tusk

In Polonia, la Strategia Migratoria Complessiva e Responsabile 2025-2030 ha scatenato tensioni, soprattutto sulla questione del diritto d’asilo. Le proteste anti-immigrazione sembrano aver influito sul dibattito politico nazionale.

L’omicidio di Iryna Zarutska

Un episodio che ha ulteriormente polarizzato l’opinione pubblica è stato l’omicidio di Iryna Zarutska, uccisa senza motivo su un autobus in America. L’episodio, che ha scioccato l’opinione pubblica, è stato subito strumentalizzato da alcuni gruppi per sostenere posizioni razziste e richieste di remigrazione.

Conclusioni: un’Europa senza soluzioni

Il tema della remigrazione segna un cambio di paradigma nella politica europea: le destre avanzano, ma le piazze continuano a mobilitarsi. L’UE, nonostante gli impegni dopo il caso Albania, non ha ancora un piano unitario.

La questione resta irrisolta e politicamente scomoda. Parlare di un “risveglio dell’Europa” è forse prematuro, ma una cosa è certa: le proteste sono ormai troppe per essere ignorate.

Verificato da MonsterInsights